splinder prisoner








strana infertile madre gallina
dissemino sentieri di sassi
come uova di lavagna
partoriti da ventre d'angoscia
usciti da una bocca vagina



mi riguardo
con ginocchia di burro su stinchi di gesso
mentre con unghia affilata incido la sua gola
collier di rubini
infilando uno a uno
le piccole perle
dei linfonodi
per snocciolarli
come piccoli rosari rossi
affinchè la preghiera sia esaudita
e sia risparmiata la gemma maledetta
da appendere al collo
come una sentenza.




Nel cuore Lorenzo un figlio mai nato
che vive nella dimensione del sogno
di colloqui psichiatrici
nuvole di flanella
nelle quali è cullato
piccolo embrione d'amore
pianto da grandi occhi verdi
di padre agognato.
E lo tiene per mano
consapevole follia
che gli dona sorrisi candidi
di denti bianchi
nonostante il fumo
perchè colpisce presto
le anime nobili
i cuori che volano
i padri che sognano.




incido i tuoi sguardi sulla mia pelle
a punto intaglio
con un piccolo punteruolo
e li cucio
colorandoli di rosso
a piccole stille
come spille
perchè vecchia
voglio essere il mio telaio
e ricamarti ancora
su pelle grinzosa
tra rughe scavate
come una puttana vergine di culo
che mantiene il suo piccolo segreto.




dipingerò le mie pareti d'azzurro
del cielo
e dell'acqua
perchè entri
bruciante nei miei alveoli
a riempire la mia cassa toracica
perchè nell'oblio c'è pace
una pace vile
di chi lascia e s'arrende
di fronte al male
che non può combattere
perchè nelle proprie carni
intriso nel sudore della fronte
che racchiude il cervello.
ma ci vuole fegato a morire.



ti facesti donna tra i filari d'orto
femmina bambina
barattata per una fiasca di vino
scommessa ritortasi contro.
e per sei volte rompesti e rinnovasti quel sigillo
di carne e sangue
anelli di una medesima catena
destinata a spezzarsi in età adulta.
ora anziana non c'è più telaio che tessi i tuoi ricordi
ma matassa intricata
di fili sovrapposti
ognuno sgargiante e prezioso
come sei tu
senza tempo e spazio
per me che ti amo
io tuo terzo gradino
cuore del mio cuore.
ed assieme a te seduta
raccolgo quei fili
senza cercare capo o coda
perchè le emozioni nn hanno spazio
nè tempo
vanno raccolti come frutti
maturi
sparsi su rami gravidi.




la foto che voglio scattare ora raffigura me stessa. Perchè un giorno io passi di qui e possa leggere. E ricordare.
Ora mi sento felice.
Non perchè io abbia un amante che mi faccia impazzire, oppure un amore straziante ( come al solito distinti ), ma mi beo del mio quotidiano.
beare assomiglia un po' a belare. Casualità ?
in questo momento , finalmente, mi contorno di persone che mi assomigliano, nn ho + bisogno di implodere la mia personalità .
tutto grazie ad un volantino, che ho letto e fatto mio,stranamente agendo.
tutto da ottobre, da quel corso di arabo. E ci siamo incontrati, strani e affini, come in una chat room. reale.
ed è bello, poter ridere e vedersi, passare i proprio tempo, tra fumate di narghilè, poesie, farfugliamenti di clodomiro, letture di Miira, che aspetta il suo Ali, separata da un oceanico mediterraneo. E Nadia, col suo Diamante Nero togolese, che sbalordisce per il suo humor e la furbizia, il più elegante di tutti, che si concede , allegramente. Ed ora anche Andrea e Cristina, con la loro casa piena di bonsai e piante allevate con le radici in acqua, lievemente maligne,ed i suoi quadri appesi ovunque, ed il portone indiano a far da tavolo. El a sua valigetta per le canne, così dievrtente ed organizzata, e i digiridù che suoniamo assieme, anche se io nn ho fiato , anche se sembrano quasi scorregge. E Marco , che a volte c'è , a volte no, ma che mi lascia libera, senza sensi di colpa, tanto raccontarsi tutto è bello.
è questo il mio luglio 2007.




piccoli gnomi ridenti
balzellanti
mi tirano le gonne
di berbera
e le mie catene musicano al collo
mentre rido e danzo
con occhi e denti
col cosmo è nella mia bocca
e le amarezze
un piccolo piercing
al buco del culo




amami
con pelle di vetro
con sangue di rame
con sperma di stagno
fuso
che sia una tempesta cerebrale
un orgasmo di occhi e cervello
ma nn sperare
che il mio cuore non lo senta
che la mia pelle non vibri
perchè non mi serve bocca per succhiarti
o lingua per baciarti
o gambe per contenerti.
uscirai comunque da me a fiotti.
impetuosi.



e siamo così
ormai indissolubili
come rose selvatiche su vecchi muri
di mattoni rossi
sui quali batte un sole giallo
di un pomeriggio estivo
vecchi cascinali testimoni di un tempo
trascorso e mai passato
scolpito nella mente
dipinto nel calore del sangue
e nel sale dell'attesa
nel marrone dei tuoi occhi
nel nero dei tuoi capelli
ricci tra le mie dita
morbidi rovi rampicanti




Laccai le mie unghie di viola
e dello stesso viola dipinsi le mie labbra
tracciandone i contorni
con matita nera.
Ghirlande di gelsomino sui miei seni
perchè l'erba si mescolasse al fieno,
nei sapori e negli odori
e una lunga collana di pietre a cintura
bassa sui fianchi
ad indicarti la mia via.
E mi prendesti con calma
sfogliandomi come un libro sacro
tra le mie molte pagine
finchè appassì l'ultimo fiore
finchè la rugiada si fece brina dietro le mie ginocchia.
E non ci fu inverno
e non ci fu estate
solo corpo da vivere
occhi in cui ardere
lenti
nelle nostre braci
come piccoli cuori di pietra ollare.




piccole isole vagano
nell'oceano che tuo ventre
contenne mia madre.
isole vagabonde
come iceberg
senza rotta
ti culleranno
con un rosario tra dita intrecciate
ed un abito blu
che si intona sempre all'occasione.
e nella mia mente Prospettiva Nievsky
per te
che ricamasti alla finestra
che rammendasti alla luce fioca
"di candele e lampade a petrolio".
E quella vecchia casa di mattoni rossi
con le imposte scrostate
ed il granaio pieno di tesori
e di vecchie brocche ed orinali,
e la superficie plumbea della laguna e dei ghebi
che la attorniano come un collo di pelliccia
un po' consunta... un po' fuori stagione, ormai.




la mia carne è carne solo nella tua carne
e mi fluisci impetuoso
dall'nterno delle viscere
sgorgando immenso dalla mia bocca
come io fossi la tua fonte e la tua foce
tu come tempesta interiore
spessa materia
mia luce e mia acqua
mio fiume
dal quale misera attingo .




raccolgo le tue gocce
come piccole perle
e ne faccio collana da portare in vita
perchè prezioso è il mio cilicio
che frusta le mie labbra
che accarezza i miei seni.




حبس
come estatica errante ti vedo
io Mira
tu Scuro
mentre sbarre di sabbia offuscano i tuoi occhi
vincoli terreni e futili
come confini dell'anima.
La mia grata è un voto
che lucido con olio di mandorla
mia prigione
mia culla.




www.artee..it by clodomiro colonna
fibre di vimini intrecciate
i miei pensieri si compongono
come ceste cariche di frutti maturi.
ed io attendo di essere colta
da mani robuste
mio contadino sapiente
di terra
di corpose zolle
perchè il mio desiderio sia creta
perchè di te mi possa plasmare
come grezza massa
rutilante sul tuo tornio.




di clodomiro colonna- www.artee.it
e le tue parole sono cadute sulle mie spalle
come fresca acqua di cascata
accarezzandomi le soppracciglia
e le palpebre
che ho cercato di tenere dischiuse
perchè tra le mie dita
ti trasformassi in petalo di tulipano
in morbida argilla
lieve
per modellare le mie costole
per dare vita alle mie reni.




Piccoli nodi
districo
come nidi di paglia
giunti al pettine della mia coscienza
e mi chiedo
mai paga
forse solo sopita
quale altro confine stia lambendo la mia anima
e
perchè le tue ginocchia mi tornano alla mente
e la setosità dei tuoi jeans
che avvolgono le tue coscie
e il mio gesto mentre ti tocco
e tu forse non mi scorgi
oppure mi stai solamente aspettando
perchè temo che la nostra sia solo questione di tempo
prima che tutto si compia
attraverso i soliti riti
e la pelle fusa
e il cuore che lacrima.
Ma io nn voglio questo.
Lascia solo che ti lambisca
con lingua di tartaruga
con sguardo di gatta randagia.



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Finalmente l'ho visto.l'ho rionosciuto dentro di me , questo macigno verde, di pietra scalpellata e ovale, del colore della bile e del sapore di tristezza e senso di colpa, che sta al posto del mio stomaco, che opprime le mie viscere e schiaccia il mio utero, mia pietra miliare, mia eredità.
E' il dolore di mia madre, che io possiedo come mio, eredità concessami come una malattia, genetica , dalla quale nn ho scampo.
E nn capisco perchè mi sono fatta carico di questo, perchè tutto questo è in me senza che io ricordi il momento del contagio.
Ma ora comprendo per quale motivo nn vi sia altro spazio nel mio grembo: perchè il mio corpo è occupato da questo alieno indesiderato
Leii ancora viva e vicina non può rispondere a domande che non so formulare, perchè nemmeno io comprendo tutto questo. Sento ma non capisco.
Sono incinta di un masso verde , gravida dei silenzi di mia madre.



2 parole su welby.....
La morte di Welby non è un caso di eutanasia.
Questo ho pensato dall'inizio. Le ragioni sono semplici:
1. non era terminale ( le condizioni fisiche erano precarie, indubbiamente, ma non instabili) ;
2. era in grado di intendere e volere ed esprimere le proprie necessità e volontà chiaramente, situazione inusuale per un malato sul quale si stia discutendo dell''opportunità dell' eutanasia ( di solito iniziativa dei parenti ).
proprio questa CAPACITà DI ESPRIMERSI (e non solo di intendere e volere ) pone Welby nella condizione di avvalersi dell'articolo 32 della costituzione, che vieta la prestazione di qualsiasi atto medico e/o terapeutico verso persone non consenzienti ( unica eccezione il t.s.o. , in casi ben specifici e con modalità esecutive assolutamente codificate ).
Welby, quindi , è stato solamente un uomo che ha deciso di imporre la propria volontà come era di suo diritto.
Certo, questo celava una conseguenza ben nota, ma probabilmente se ne è dovuto assumere tuttte le responsabilità in modo formale.
Questo , quindi, non è un caso di eutanasia, ma di sospensione di un atto terapeutico per volontà del paziente o , megio ancora, la non somminisrazione di una terapia ( ventilatoria in questo caso ) per mancato consenso del paziente. Che poi questo fosse immobile in un letto attaccato ad un respiratore, oppure un calciatore in uno spogliatoio, o un semplice paziente in una corsia, è indiferente.
L' eutanasia riguarda persone che non sono in grado di esprimere la
Queste semplici considerazioni non intendono sminuire la drammaticità di una scelta, comunque, così estrema e sofferta, sulla qualle si può essere o meno d'accordo, ma va comunque valutata con rispetto. A capo chino.




e così rimarrai tu
mia unica pelle straniera,
questo volevo dirti e nn ho detto
mentre guardavo il tuo collo
per imprimerlo nella mia mente per sempre
perchè è finito il tempo dell' oblio
della passione cieca
nella quale ho intinto le mie tele
e colorato le mie dita
affondate nel tuo inchiostro
rosso del mio sangue
azzurro opaco dei tuoi occhi.
ed eri bambino tra le mie braccia
ed eri dolce nell' addio
ed eri uomo in quell'ultimo bacio....




il tempo scorre
sabbia di douze
tra queste dita senza unghie
e il tuo sorriso d'oasi mi giunge
spezzato
come ala che sorregge un peso troppo greve
e cede
maldestra
dolorante.
tu mio piccolo sole rosso rimani
e ricomponi queste piume
che siano tuo giaciglio
tua coltre
sulle quali tu ti possa riposare
inconsciente
come sei sempre stato
cuore del mio cuore
anima di là del mio corpo.




e tu ti avvicini al mio cuore
come un piccolo uncino
e ti aggrappi ad esso
sottile e ricurvo
e ti incarni
affinchè piccole gocce di sangue
sgorghino a rivolo
piccoli rigoli rossi
sottili e caldi
come piccoli baci dati sulle ciglia.
e io ti accolgo appuntito
nel mio stupido cuore
e mi cospargo di questa sottile pioggia rossa
che è tuo segno
vivo.




di una madre e del figlio
e così
con la rugiada tua maschera
di quel carnevale ambrosiano
hai squarciato il ventre di tua madre
ripartorito nel Nulla
dove solo il sogno può arrivare
anche se più denso del sangue
denso come il vuoto
del suo torace
al quale si aggrappano le vesti
ormai drappi cenciosi come sipari
a nascondere un dolore tangibile
denso nella sua grandezza
e lungo
come la corda al quale ti sei appeso.








stasera brevemente ti ho abbracciato
tra le circonvoluzioni del mio encefalo
ed il tuo ricordo era accovacciato
a gambe e braccia incrociate
come un bambino sull' albero
del mio corpo calloso.
e tu beffarda sinapsi
hai preso la densità del plasma
e della liscia cute
sotto le mie dita
ed ho potuto assaporarti
con questa lingua di Nulla
e far si ke le mie ciglia ti accarezzassero
e che tu fossi morbido
guizzante e sfuggente
amore tra le mie braccia
anguilla tra le mie reni.




una strana normalità pervade la mia vita
tra nuovi caratteri arabi scritti alla rovescia su fogli a quadri,
una piccola gattina che mi lecca gli occhi
e uno strano senso di appagatezza
lontano
come una leve nebbiolina rosa che offusca i miei occhi
che accarezza le mie palpebre
che ammutolisce spessa
familiari urla metalliche
che lontane echeggiano nel mio stomaco.




ho rosicchiato queste unghie
sperando di arrivare alle ossa
perchè potessi veder il rosso
del mio sangue
che mi dicesse che sono viva
e con il mio sangue ho tinto i miei capelli
e segnato le mie guance
come pellerossa
perchè questa è guerra
perchè voglio essere viva
perchè voglio una prova
che non sono morta
senza accorgermene
e che questo nn è l'inferno.


